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Progetto di prevenzione
e cura del fumo
di Emanuele Passanante
(*)
PROGRAMMI FORMATIVI
Da alcuni anni si parla sempre più spesso di «qualità
della vita» cioè di un diverso modo di concepire
e prospettare la dimensione umana in un'ottica di crescita
e di costante ed armonica evoluzione. La qualità della
vita, un concetto apparentemente piano ed esemplificante comporta
a ben vedere un salto culturale, una frattura dalle profonde
conseguenze teoretiche e pratiche. È il passaggio cioè
da una cultura scientifica e iperspecialistica
ad una cultura interdisciplinare globale, dalla cultura
della separazione a quella del confronto e dell'interscambio
disciplinare ed esperienziale.
In quest'ordine di idee anche l'intervento psicopedagogico
e clinico deve aprirsi ad una prassi interdisciplinare,
ad una cultura della prevenzione. Un approccio capace
di privilegiare l'uomo nella sua unita e totalità:
la salute come premessa ed espressione di scelta di
vita. Siamo convinti che solo progetti strutturati di «educazione
alla salute», in cui concorrano specialisti di diversa
estrazione scientifica operanti sui vari fronti del disagio
giovanile, possono realizzare l'obiettivo del conseguimento
di una sempre maggiore «qualità della
vita».
Nell'ambito di queste scelte teoretiche e culturali proponiamo
quindi una serie di interventi coordinati a vari livelli
nelle scuole di indirizzo medio e superiore, miranti alla
prevenzione del disagio giovanile (sia che affiori
come difficoltà di autoorientamento sia che si esprima
in comportamenti reattivi, o si affermi in scelte rinunciatarie
sotto forma di dipendenze).
Il nostro intervento intende contrapporsi, ma soprattutto
compensare l'ancora insufficiente impegno delle istituzioni
e la mancanza di strategie educative sufficientemente definite
miranti alla prevenzione dei comportamenti a rischio. Si tratta
di itinerari di ampio respiro che si ripropongono di
evidenziare le interrelazioni affettive, i blocchi emotivi
e le eventuali resistenze che si frappongono all'acquisizione
di un nuovo stile cognitivo e di scelte di vita responsabilizzanti.
In questo contesto ci è parso importante focalizzare
i nostri interventi (e la nostra ricerca) soprattutto sul
fumo cioè su una droga leggera di largo consumo,
l'unica droga nella quale si realizza una continuità
tra la cultura adulta e la cultura giovanile, per cui i ragazzi
nell'accesso al fumo non vivono i sensi di colpa che insorgono
invece in coloro che assumono sostanze stupefacenti esclusive
dell'universo adolescenziale, causa di fratture e di profondi
conflitti generazionali.
ARTICOLAZIONE DELLA RICERCA
PROMOZIONE DELLA SALUTE E PREVENZIONE DAL FUMO:
UN PERCORSO, DALLA DIPENDENZA ALL'AUTONOMIA
SCHEMA OPERATIVO
1) Obiettivi, finalità e popolazione interessata
2) Metodologia d'intervento
3) Fasi operative e tempi dell'esperimento
4) Verifiche sul campo. Prospettive sperimentali di breve
e lungo periodo
OBIETTIVI E FINALITÀ
Nell'ambito di un più vasto progetto di educazione
alla salute intendiamo proporre la strutturazione, in ambiente
piemontese, di una ricerca (longitudinale e trasversale) e
di un complesso di interventi formativi finalizzati alla prevenzione
(ed eventuale cura) del tabagismo.
a) La ricerca trasversale sarà impostata mediante il
ricorso ad una strumentazione clinica (diagnostica e prognostica)
associata ad un puntuale intervento psicopedagogico centrato
sull'approfondimento delle dinamiche intrapsichiche e le implicazioni
regressive che ne derivano.
b) La ricerca longitudinale intende verificare nel tempo le
correlazioni emerse nella ricerca trasversale e le possibili
varianti intercorse sulla popolazione interessata. Più
esplicitamente, la ricerca longitudinale intende verificare
l'efficacia sul terreno dell'intervento formativo finalizzato
alla prevenzione del fumo. Il fumo per i ragazzi rappresenta
una scelta positiva, un vissuto rassicurante, perché
fumare significa sentirsi adulti e parte del gruppo. Si può
avanzare un'ipotesi etimo-sociologica: nelle società
primitive esistevano riti di passaggio con modalità
magico rituali attraverso le quali il ragazzo passava da una
condizione di esclusione e di marginalità a quella
di soggetto adulto a pieno titolo. Si tratta di rituali iniziatici
comportanti prove a volte dolorose ma che offrivano al giovane
un elemento importante: la sicurezza, la certezza palpabile
di una transizione, dell'acquisizione di un nuovo status.
La nostra società ha rinunciato giustamente a questi
riti al limite del barbaro, ma non ha saputo colmare il vuoto
conseguente, ignorando le implicazioni di crescita, i vissuti
di sicurezza che questi rituali veicolavano. Questo spiega
il bisogno dei giovani di appoggiarsi al gruppo, la necessità
del ricorso ad altri mediatori sociali e ad altri rituali
collettivi. Ecco perché il fumo e l'alcol (e purtroppo
talvolta anche la droga) non rappresentano agli occhi dei
giovani un comportamento a rischio, fenomeno regressivo, ma
vengono percepiti come uno status simbol, un sicuro percorso
di crescita (una delle poche sicurezze che la cultura dell'incerto
ha lasciato ai giovani). Non è sempre sufficiente combattere
il fumo, ma ai fini d'una efficace prevenzione occorre soprattutto
demitizzarlo e vanificare le valenze che nell'immaginario
collettivo dei giovani ad esso si ricollegano. Quest'assunto
evidenzia l'enorme difficoltà di fare prevenzione,
ovvero di prospettare un percorso educativo formativo, alternativo
rispetto alla scelta operata da coetanei ed adulti. È
un trapasso culturale che occorre prospettare e far accettare
non tanto a livello cosciente, razionale, ma soprattutto a
livello inconscio, emozionale. Un trapasso tanto più
complesso e difficile in quanto purtroppo non possediamo veicoli
culturali affermati in grado di fungere da alternativa positiva
ai valori del fumo. Per questo il primo obiettivo della ricerca
trasversale (ricerca campione) sarà quello di individuare
ed evidenziare quali sono i fattori caratteriologici e ambientali
che, a seconda del livello di età dei soggetti, correlano
con la scelta del fumo; in base alle risultanze di questo
primo sondaggio imposteremo gli incontri formativi di prevenzione
attraverso la libera espressione delle idee e la capacità
di mettersi in discussione.
Sono conosciute in tutto il mondo gli esperimenti condotti
da Albert Bandura e dalla sua équipe tendenti sulla
modificazione dei comportamenti a rischio.
L'esperimento nel suo complesso si propone di favorire la
presa di coscienza del retroterra emotivo e degli investimenti
affettivi che stanno alla base dell'accettazione del fumo
come comportamento trasgressivo, che attraverso la complicità
crea coesione e spesso identificazione di gruppo. Siamo convinti
che l'evidenziazione di queste problematiche quando avvenga
in determinate fasi critiche dell'età preadolescenziale
(11-14 anni) o della giovinezza (17-18 anni) possa fungere
da antidoto alla fuga nel fumo come scelta salvifica e nel
contempo supportare il giovane in queste travagliate fasi
di crescita e di trasformazione fisica e caratteriologica.
Per realizzare un più organico ed efficace intervento
formativo ci è parso qualificante integrare nelle scuole
medie superiori la esplicitazione delle dinamiche emozionali
attraverso incontri-dibattito con esperti sulle affezioni
e sulle patologie indotte dal fumo, spesso sottovalutate o
misconosciute. È necessario ribadire come centrale
nella nostra strategia formativa l'intervento sul gruppo e
sui suoi modelli di riferimento e non sulle dinamiche intrapsichiche
del singolo. L'accettazione acritica del gruppo nel caso del
tabagismo e dell'alcolismo acquista una valenza quasi magica,
mediata com'è da esperienze transizionali, a metà
strada tra le prime esperienze di onnipotenza allucinatoria
del bambino e l'esperienza realistica del mondo dell'adulto.
Nel giovane fumatore o bevitore scatta un meccanismo regressivo:
la sigaretta, il bicchiere di vino si trasfigurano, diventano
oggetti illusori, nei cui confronti viene sospeso ogni giudizio
di realtà. Si realizza l'equivalente di un'esperienza
transizionale, come la definisce Winnicot, un'esperienza che
contiene nello stesso tempo il rapporto con un oggetto reale,
la sigaretta, e con un oggetto illusorio (un simbolo di potenza,
un modello di appartenenza, uno stereotipo di gruppo).
È per questo che il rifiuto dei modelli parentali,
l'emancipazione dagli standard normativi della società,
si accompagnano nei giovani ad una accettazione incondizionata
dei modelli di gruppo.
È vano e controproducente ostacolare certe scelte comportamentali
dei giovani, quando queste assumano un significato decisivo
per l'inserimento nel gruppo, che diventa luogo privilegiato
dove elaborare nuove norme e sperimentare nuovi valori.
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